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UN GRANDE VESCOVO - a Napoli due edifici monumentali ricordano il Cardinale Sisto Riario Sforza


Il Palazzo Riario Sforza e la magnifica chiesa dei Santi Apostoli ricordano il Cardinale Sisto Riario Sforza che fu Arcivescovo della città di Napoli.



Secondo quanto attestato nella cronotassi episcopale, pubblicata dall’Archivio Storico Diocesano di Napoli, Sisto Riario Sforza fu il 111° vescovo di Napoli in carica dal 24 novembre 1845 fino alla morte, avvenuta il 29 settembre 1877.

Un lungo arco di tempo, oltre trenta anni, che registrò una drammatica evoluzione in conseguenza dell’invasione del Regno delle Due Sicilie ad opera di Garibaldi e dei piemontesi.


LA STORIA:

I Borbone lo avevano in grande stima ed insignito del Reale Ordine di San Gennaro per la sua eroica dedizione ai bisognosi durante l’epidemia di colera che, colpendo l'Europa nel 1854, aveva raggiunto anche il Regno delle Due Sicilie.

Si narra che il Cardinale Sisto Riario Sforza rifiutò di piegarsi a Garibaldi e di riconoscere il nuovo governo. Questo gli comportó una vera e propria

persecuzione da parte del nuovo governo costringendolo all'esilio per ben due volte: il primo il 21 settembre 1860 appena pochi giorni dopo l’occupazione di Napoli per un periodo di due mesi e il secondo esilio, che durò oltre cinque anni, il 31 luglio 1861. L’Arcivescovo poté rientrare a Napoli solo il 6 dicembre 1866. 


Sisto Riario Sforza era un uomo di grande statura morale e considerava l'occupazione di Garibaldi e dei Sabaudi una vera e propria guerra di conquista. Le stragi e la distruzione del tessuto sociale ed economico Borbonico e l’emigrazione che ne derivò daranno poi drammaticamente ragione all’Arcivescovo.

Riario Sforza fu solo il primo di una lunga serie di vescovi esiliati: su sessantacinque dell'ex Regno delle Due Sicilie, cinquantaquattro subirono la stessa sorte. Anche molti sacerdoti furono condannati, gli ordini religiosi soppressi e i loro beni sottratti dal nuovo Stato.


In una lettera del febbraio 1862 circa la situazione in cui versavano le chiese locali di Napoli dopo l'invasione così scriveva: “Porto il peso del governo spirituale della Capitale e delle altre Diocesi del Regno. I Vescovi sono stati cacciati dalle loro Diocesi e pur io stesso (per ben due volte in esilio), i religiosi sono coperti di ingiuria proprio nei documenti stessi del governo e offesi nei sentimenti più delicati: ecco questi sono i fatti dolorosi”.


Il Cardinale Sisto Riario Sforza alla sua morte fu inumato nella chiesa del cimitero di Poggioreale e solo dopo circa trent'anni si provvide alla traslazione nella chiesa dei Santi Apostoli che è tra le maggiori chiese barocche della città di Napoli. In essa spiccano in particolare le opere di Giovanni Lanfranco e di Francesco Borromini.


Ricordiamo che il Cardinale Sforza nel 2012 è stato dichiarato Venerabile e la Cappella che custodisce i suoi resti è oltre un luogo storico e turistico da visitare anche un vero e proprio luogo di culto e di preghiera.



Una parte del Palazzo Riario Sforza, invece, è oggi un albergo in cui sono esposti i ritratti fotografici di Re Francesco II di Borbone e della Regina Maria Sofia e il bel salone, utilizzato come sala da pranzo, è arredato con una grande Bandiera del Regno Borbonico a significare che la verità storica è cibo per la mente.





(Articolo del professore Antonio Lombardi per il Corriere Borbonico ⚜️a cura di Nunzia Sannino)

Foto di Antonio Lombardi e dal Web.


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